L’orso bruno marsicano è il simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ma soprattutto un endemismo dell’Italia centrale: una popolazione geneticamente distinta dagli orsi alpini, piccola e isolata. Per questo conoscerne con precisione consistenza, distribuzione e variabilità genetica non è un esercizio statistico. È la base di ogni scelta di conservazione.
La notizia: 854 campioni per una nuova stima
Nel marzo 2026, a Roma, istituzioni, parchi, regioni, Carabinieri Forestali, università e associazioni hanno fatto il punto sulla seconda fase del monitoraggio genetico coordinato dal Ministero dell’Ambiente con il supporto tecnico di ISPRA, nell’ambito del progetto PNRR DigitAP.
Il lavoro sul campo ha prodotto 854 campioni biologici raccolti con metodi non invasivi. L’81% ha fornito una resa utile alle analisi: un risultato importante, perché peli ed escrementi possono restituire un profilo genetico e permettere di riconoscere i singoli individui senza catturarli né disturbarli.
La fase conclusiva è ancora in corso. I dati dovranno essere elaborati e confrontati prima di arrivare a una stima aggiornata della popolazione. Il numero definitivo, quindi, non è ancora disponibile e non va anticipato.
Contare gli orsi significa riconoscere individui, movimenti e legami di parentela: informazioni essenziali per capire se la popolazione sta davvero guadagnando futuro.
Il punto di partenza: una popolazione piccolissima
La scheda ufficiale del Parco riporta, sulla base dei monitoraggi precedenti, una stima di circa 50 esemplari, con un intervallo tra 45 e 69 nel Parco e nelle aree limitrofe. È un dato di riferimento, non il risultato del nuovo censimento.
In una popolazione così ridotta ogni femmina riproduttiva, ogni cucciolata e ogni morte hanno un peso enorme. Non basta che l’habitat all’interno del Parco sia adatto: gli orsi si spostano oltre i confini amministrativi, attraversano strade, frequentano coltivi e talvolta si avvicinano ai paesi.
I rischi non finiscono al confine del Parco
Il Parco indica nella mortalità causata dall’uomo il principale fattore di rischio su scala locale. Investimenti stradali, bracconaggio, bocconi avvelenati, strutture pericolose e conflitti legati alle attività umane possono cancellare in un attimo anni di riproduzione e tutela.
La conservazione richiede quindi corridoi ecologici sicuri e una collaborazione stabile tra aree protette, comuni, regioni, allevatori, agricoltori e cittadini. Recinzioni elettrificate, pollai protetti, corretta gestione dei rifiuti e rimozione delle fonti di cibo accessibili riducono le occasioni di conflitto prima che diventino emergenze.
Un orso “confidente” è un orso più esposto
L’orso marsicano è un animale selvatico. Attirarlo per fotografarlo, lasciargli cibo o tollerare che trovi facilmente scarti e mangime può abituarlo alla presenza umana. Quella che sembra familiarità è in realtà una perdita di diffidenza che aumenta il rischio di incidenti, incursioni e interventi di gestione.
La regola più semplice è anche la più efficace: non dare mai da mangiare a un orso e non lasciare accessibili rifiuti, avanzi, mangimi o resti di animali. Se un esemplare viene visto vicino a un centro abitato, a un orto o a un pollaio, il Parco invita ad avvisare subito i Guardiaparco o i Carabinieri Forestali.
Se lo incontri durante un’escursione
Un avvistamento va vissuto con distanza e rispetto. Se l’orso è lontano, osservalo senza avvicinarti e senza seguirlo. Se è vicino e si accorge di te, resta calmo, non correre e allontanati con cautela lasciandogli una chiara via di fuga. Il fatto che si alzi sulle zampe posteriori indica spesso curiosità e ricerca di informazioni, non necessariamente un atteggiamento aggressivo.
Non circondarlo, non usare cibo per richiamarlo e non inseguirlo in auto. Le fotografie migliori sono quelle che non cambiano il comportamento dell’animale. In caso di dubbio, fanno sempre fede le indicazioni aggiornate e i contatti ufficiali del Parco.
Perché il nuovo censimento riguarda tutti
La genetica potrà affinare la fotografia della popolazione; la sua sopravvivenza, però, dipenderà anche da ciò che accade tra una raccolta di campioni e l’altra. La scienza misura i risultati, mentre prevenzione, vigilanza e convivenza costruiscono le condizioni perché quegli stessi risultati migliorino.
Proteggere l’orso marsicano significa conservare foreste, praterie e connessioni ecologiche dell’Appennino centrale. Significa anche accettare che la presenza di un grande animale selvatico richieda attenzione, responsabilità e qualche abitudine in più. È proprio questa convivenza, concreta e quotidiana, a rendere possibile il prossimo conteggio.
Le regole che fanno la differenza
- Osserva l’orso da lontano e non seguirlo
- Non offrirgli mai cibo e non attirarlo per una foto
- Rendi inaccessibili rifiuti, mangimi, pollai e fonti alimentari
- Se è vicino, resta calmo e allontanati senza correre
- Lasciagli sempre una via di fuga
- Segnala gli avvistamenti vicino ai paesi alle autorità del Parco
